Crediti
Note del curatore
di Mirella Sessa



Il Vocabolario è il frutto di un lavoro durato circa un ventennio (1591-1608); oggi è alla portata di tutti la ristampa dell'edizione anastatica eseguita a Firenze nel 1987 dalla casa editrice Le Lettere. Si tratta di un volume in folio di 960 carte numerate, in stampa nitidissima su due colonne, più gli Indici e un Errata-corrige, stampato a Venezia, appresso Giovanni Alberti.

Abbiamo sottoposto ad elaborazione elettronica un'opera a stampa e per di più un vocabolario, deposito e custode di lingua; potrebbe sorgere spontanea la domanda: quali e quanti risultati linguistici originali, nuovi per la lessicografia moderna possiamo prevedere? Non pochi e tutti di notevole interesse dal punto di vista sia storico, sia metodologico in un fecondo confronto tra vecchia e nuova lessicografia. Tali esiti saranno possibili proprio perché l'oggetto del nostro studio è un'opera dalle caratteristiche particolari.

E' un dizionario storico-normativo, in cui il lessico storico d'autore è spiegato con la terminologia cinque-secentesca coeva dei compilatori. A livello di lemma esso concede pochissima attenzione alla lingua parlata e registra quasi esclusivamente le parole usate dai migliori scrittori fiorentini del Trecento, o da autori non fiorentini ma seguaci dell'uso fiorentino, fornendo così ai nuovi autori che lo consultino o lo prendano a guida una lingua accuratamente scelta, non più tutta corrente, una lingua insomma già 'classica'. Tale lingua, che secondo i compilatori costituiva il fior fiore di farina separato dalla crusca, il tesoro cioè della lingua fiorentina ormai decaduta, è presentata non solo nei lemmi disposti in ordine alfabetico, ma, lemma per lemma, nei migliori esempi degli scrittori, dando così dimostrazione dell'impiego sintattico e stilistico del materiale lessicale nei vari generi letterari e nei registri pertinenti.

Non si tratta perciò di un vocabolario, per così dire, 'circolare': in esso cioè, più che in altri testi, il numero delle voci analizzate (i lemmi) non copre il numero di tutte quante le parole che compaiono nelle definizioni e negli esempi degli autori. È un dizionario che, mirando alla conservazione e perpetuazione della buona lingua fiorentina usata dai tre sommi autori trecenteschi, Dante, Petrarca e Boccaccio (e canonizzata da Pietro Bembo come lingua "classica" della letteratura più alta), e più in generale del Trecento fiorentino, la segnala agli scrittori non toscani con elementi prescelti in testi prevalentemente fiorentini o toscani, citati con sufficiente e accurata contestualità, non escludendo tuttavia il ricorso ad elementi della lingua viva.

Quel Vocabolario, che è stato molto utile all'unificazione dell'uso nazionale, è stato sempre ritenuto uno strumento molto selettivo ed eminentemente letterario; e ha finito con l'esser detto puristico, appellativo storicamente improprio. La visione di un Vocabolario della Crusca fortemente o esclusivamente arcaizzante appare oggi superata. Le ricerche più aggiornate mitigano questo secolare pregiudizio ed invitano a scoprire gli aspetti più inediti del capolavoro lessicografico del 1612. Una lettura critica dell'opera suggerisce una consultazione meno tradizionale dei lemmi e una piena valutazione delle premesse culturali risalenti ai dibattiti linguistici di fine '500 e alle contemporanee polemiche letterarie, in particolare a quella celeberrima tra Torquato Tasso e Lionardo Salviati, prodromo ineludibile per la nascita dell'accademia di Firenze.

Abbattendo i limiti della consultazione tradizionale, "alfabetica", dei lemmi riscopriamo nelle definizioni e negli esempi d'autore la preziosa documentazione di un plurisecolare uso linguistico scritto e parlato che abbiamo voluto trarre in luce rovesciando, invertendo il senso di marcia dell'opera. L'intento principale è di rilevare e quantificare la ricchezza lessicale offerta in margine ai testi letterari. Il presidente dell'Accademia, Giovanni Nencioni, sinteticamente ha denominato l'intero progetto "il rovesciamento del primo Vocabolario della Crusca", nel senso che il primo fine è di ottenere, per così dire, un 'indice inverso' dell'opera, cioè, procedendo con un'analisi contrastiva lemma/non lemma, di evidenziare la lingua contenuta nelle definizioni e negli esempi. Per il primo vocabolario della lingua italiana, vero monumento della nostra lingua e della lessicografia europea, si tratta di superare la tradizionale consultazione basata sulla voce lemmatizzata. I lemmi, lo ribadiamo, rappresentano la scelta normativa degli accademici, la lingua delle definizioni (grazie ai proverbi, alle locuzioni, agli esempi del parlato, ai sottolemmi in esse contenuti) rappresenta invece la lingua degli accademici, la lingua dell'uso coevo cinque-secentesco. I compilatori di un vocabolario storico, per consentire all'utente di capire in termini a lui noti un testo scritto in una lingua le cui strutture gli sono ormai desuete, adoperano inevitabilmente il lessico corrente contemporaneo. Da qui s'intuisce quale importanza abbia uno spoglio che rilevi forme e strutture linguistiche sicuramente databili, cioè ante 1612, e appartenenti ad un certo uso parlato. Il progetto rende più rilevante la lingua stessa degli autori citati negli esempi, confrontandola più esaurientemente con l'intero formario della lingua dei compilatori.


a) immissione. La trascrizione del testo è stata realizzata seguendo un criterio conservativo, rispettoso della materia linguistica originale. Gli interventi di normalizzazione sono stati ridotti ai soli fatti grafici irrilevanti linguisticamente ed indispensabili ad una migliore leggibilità del testo (u - v). La scelta di distinguere l'u dalla v inciderà sull'ordine alfabetico (le voci inizianti per u e v costituiscono, infatti, una sezione unica all'interno della Crusca). Difficile per chi immette, la lettura della s e della f, tipograficamente molto simili. Abbiamo riprodotto le omissioni degli accademici, le loro scelte tipografiche (maiuscolo, minuscolo, corsivo, ecc.); abbiamo rispettato la punteggiatura originale e l'accentazione delle parole.
Tutti i dubbi relativi al testo del Vocabolario sono stati sempre risolti con controlli sulle edizioni successive dell'opera, senza la consultazione di fonti diverse da quelle accademiche.

b) contesti. In generale le tipologie contestuali più ricche di lessico 'nascosto' sono le seguenti:
  1. i significati del lemma registrati sotto altra voce
  2. i sottolemmi senza rimando
  3. i sottolemmi in generale
  4. le definizioni non evidenziate nell'articolo del lemma
  5. le voci di definizioni, di locuzioni e di proverbi

Per quanto concerne la lingua dell'uso ed il lessico tecnico essi sono reperibili nei seguenti contesti:

  1. lemma con definizione senza esempi d'autore
  2. lemma con definizione e con soli esempi d'autori moderni
  (cinquecenteschi, contemporanei degli accademici)
  3. sottolemma senza esempi
  4. sottolemma con soli esempi d'autori moderni
  5. locuzione o proverbio senza esempio
  6. locuzione o proverbio con soli esempi d'autori moderni
  7. esempi del parlato (exempla ficta)

Il Vocabolario richiede una consultazione attenta e completa degli articoli che corredano i singoli lemmi, innanzi tutto perché, come s'è detto, il ruolo delle citazioni è sempre di notevole rilevanza e tanto più quando il lemma, come accade sovente nelle prime edizioni della Crusca, non è accompagnato da una definizione o dichiarazione. Non tutti i lemmi esordiscono infatti con una definizione; alcuni ne sono privi e possono essere corredati del solo rinvio ad altra voce, oppure essere seguiti subito dalle corrispondenze latine e greche, o dall'esempio d'autore (in questi casi sempre di valore fortemente dichiarativo e descrittivo, e sarà interessante individuare gli autori maggiormente utilizzati allo scopo; possiamo anticipare che i volgarizzamenti del Palladio e del Crescenzio sono ricorrenti in questo caso).

C'imbattiamo poi costantemente in quelle corrispondenze "paraetimologiche", latine e greche, che hanno la funzione, come gli esempi, di limitare e di scandire i campi semantici della voce nei vari contesti (per ogni nuova definizione cambiano le corrispondenze latine e greche). Per quanto marcate tipograficamente, non sempre esse sono distinte col corsivo. Abbiamo collazionato tutte le voci latine e greche con gli indici corrispondenti posti dagli accademici in fondo al volume, e abbiamo segnalato le integrazioni, omissioni e discrepanze.

Non tutte le definizioni o dichiarazioni sono precedute dal segno di paragrafo (¶). L'inizio di una nuova definizione può essere immediatamente adiacente ad un contesto di citazioni senza soluzione di continuità e può risultare perciò poco riconoscibile (cfr. p. 494 LUPINO, LUPICINO, LUOGO e p. 496 MACCO). Quando una dichiarazione non è contrassegnata da segno di paragrafo può essere semanticamente legata alla precedente. Noi c'ispiriamo alla II e III Crusca, nelle quali tutte le definizioni sono precedute dal segno di paragrafo.
In molti casi segnaliamo le osservazioni etimologiche e grammaticali contenute nelle definizioni.
Per spiegare le voci gli accademici scelsero premeditatamente uno "stile mediocre, con brevità e chiarezza". La lingua delle definizioni costituisce un serbatoio importantissimo della lingua dell'uso secentesco.

Locuzioni, exempla ficta, proverbi.
Le locuzioni, così com'è dichiarato nella prefazione, sono date di preferenza sotto le voci verbali.
Di grande interesse i proverbi, tratti in gran copia dalla raccolta del Monosini (ma si ricordi che anche Lionardo Salviati ci ha lasciato un ricco repertorio, manoscritto e conservato a Ferrara); e numerosi anche i detti proverbiali e le locuzioni. Poiché in nessuna delle prime quattro edizioni la distinzione nominalistica tra proverbi, detti proverbiali e locuzioni è espressa con chiarezza, abbiamo preferito raccogliere tutto il repertorio sintagmatico nell'insieme contestuale 'locuzioni'.

I sottolemmi sono evidenziati in maiuscoletto, ma spesso, anzi troppo spesso, li leggiamo in tondo, confusi quindi tra le altre voci di definizione; non sempre sono riportati a lemma con rinvio alla voce principale (cfr. LUPICINO e MACCO).
Feconda risulta la ricerca mirata sui sottolemmi. Sono considerati sottolemmi i sinonimi con definizione, i contrari, i derivati, le varianti del lemma, i riflessivi e le forme derivate del verbo. Non sono sottolemmi invece i sinonimi di definizione senza dichiarazione autonoma, le voci citate per pura trattazione etimologica e prive di spiegazione. Citeremo più avanti numerosi sottolemmi recuperati dalle prime letture.

Importantissimo è il campo di ricerca delle citazioni (abbreviazione dell'autore, opera, luogo + contesto) che ci indica quantitativamente e qualitativamente le voci ed i significati 'consacrati' dalla tradizione letteraria ed il reale peso di ciascun autore ed opera. Lo studio delle citazioni potrà far valutare il rapporto autori antichi e moderni, procedendo però, e lo spiegheremo meglio più avanti, con criteri valutativi opportunamente calibrati. Leggendo i titoli della "Tavola dell'abbreviature" degli autori citati ci rendiamo conto che ben i 3/5 delle fonti sono rappresentati da testi a penna o manoscritti. Uno studio filologicamente molto interessante può essere la verifica dell'apporto delle citazioni dei testi a stampa rispetto a quello delle fonti manoscritte.

All'interno degli esempi abbiamo isolato le abbreviazioni delle opere dal testo vero e proprio; abbiamo collegato tra loro le abbreviazioni riferite ad un medesimo autore; abbiamo recuperato le abbreviazioni con riferimenti lontani o sottintesi; abbiamo segnalato anche le citazioni delle quali manca qualsiasi riferimento bibliografico. Abbiamo recuperato tutte le abbreviazioni, che riferite ad una medesima opera, costituiscono le forme arbitrariamente adottate dal singolo compilatore e, segnalate senza alcun criterio d'uniformità, risultano omesse dagli accademici nella "Tavola". Imbattendoci frequentemente in casi di mutevole ambiguità (che solo un confronto diretto sulle fonti o la consultazione delle edizioni successive del Vocabolario possono sciogliere), abbiamo ritenuto che la soluzione filologicamente più corretta fosse quella di avvertire sempre il lettore con un 'semaforo rosso', cioè con la segnalazione "Abbr. incompleta o ambigua".
Il lavoro eseguito sulla splendida "Tavola dell' abbreviature" della prima Crusca, suggerito dal neopresidente Francesco Sabatini, costituisce un merito del "rovesciamento". È una 'normalizzazione' unicamente basata sulle indicazioni degli accademici, senza forzature arbitrarie e suscettibile di tutte le correzioni e le integrazioni che vorranno suggerirci gli studiosi.

All'interno dei lemmi anche le citazioni talvolta non sono tipograficamente marcate in modo adeguato e spesso non presentano alcuna soluzione di continuità con i commenti degli accademici, glosse a corredo dei contesti d'autore, in cui i compilatori segnalano precisazioni semantiche, etimologiche, grammaticali e stilistiche, ma anche varianti (soprattutto nei confronti tra stampe e testi a penna), sottolemmi, proverbi, locuzioni, corrispondenze latine e greche. Abbiamo evidenziato scrupolosamente tutte le osservazioni contenute nei commenti, perché, sebbene talvolta siano identificabili grazie all'uso delle parentesi quadre, altre volte sono cripticamente occultate nelle pieghe dell'articolo.

c) marcatura. Per recuperare tutto intero il tesoro linguistico del Vocabolario è necessario agevolare innanzi tutto la lettura del volume con un riordinamento della veste tipografica e con una marcatura sistematica di tutti i singoli contesti.

A nostro parere si possono distinguere tre macrocontesti: lemma, definizione, esempio d'autore o citazione che dir si voglia.

All'interno della definizione e della citazione possono essere contenuti altri contesti lessicografici quali

Definizione    
Latino
Greco
Abbreviazioni bibliografiche
Locuzione, proverbio, exempla ficta
Sottolemma


Citazione      
Abbreviazioni bibliografiche
Esempio testuale
Commento
Locuzione, proverbio, exempla ficta
Latino


Per evidenziare un percorso di lettura sono segnalati rigorosamente l'inizio e la fine dei singoli macrocontesti e sottocontesti, ricorrendo a sottolineature colorate e a pochissimi segni diacritici. La segnalazione dell'inizio e della fine dei contesti è di grande aiuto dove la stesura delle voci è molto articolata e nei macrocontesti che contengono numerosi e vari elementi significativi.
Ad ogni colore corrisponde una marcatura del tracciato elettronico, traduzione che è stata affidata a chi ha immesso il testo. I colori e le marcature corrispondenti, a lavoro ultimato, sono stati riprodotti anche nella versione informatizzata e rendono efficacemente evidenti i vari elementi strutturali del Vocabolario. Insomma abbiamo quasi proceduto per normali sottolineature cromatiche, in modo da non alterare la veste originale dell'opera.
Da questo lavoro d'evidenziazione tipografica dei contesti emerge con chiarezza che la lingua dell'uso, per la quale non esistono esempi scritti - specie all'interno del paradigma letterario selezionato dai cruscanti - è relegata, nelle prime due edizioni, soprattutto in fondo alle voci, spesso tramite anche quei proverbi e riboboli fiorentini tanto scandalosi da far insorgere mezza Italia, e far passare quasi inosservate altre entrate minori all'interno degli articoli, quelle attinenti appunto all'uso quotidiano o tecnico delle arti e dei mestieri.


Le abbreviazioni presenti nei lemmi del Vocabolario sono state sciolte esclusivamente sulla base di quanto contenuto nella "Tavola dell'abbreviature" del Vocabolario della Crusca, edizione 1612.
Infatti, questa fase di trattamento della Tavola non comprendeva la verifica delle opere citate né il controllo con edizioni successive del Vocabolario. Questa fase, inoltre, non comprendeva lo scioglimento delle abbreviazioni che nei lemmi rimandano ad abbreviazioni immediatamente precedenti, per il quale è insufficiente la sola Tavola, ma è richiesto il trattamento informatico dell'intero Vocabolario (es. E n.17.35).
Su indicazione del curatore, sono stati adottati i seguenti criteri:

- Seguendo un criterio di aderenza totale al testo originario, sono state rispettate tutte le dizioni, anche se per noi errate (es. Ovvidio). Per gli spazi è stato invece usato il criterio moderno. Le uniche trasformazioni operate riguardano la trasformazione del carattere V nel carattere U (es. Cavalca e non Caualca) e, per non appesantire il testo, delle indicazioni riportate in lettere (es. seconda giornata e capitolo primo) in numeri arabi con conseguenti adattamenti sintattici (es. giornata 2 e capitolo 1).

- Le abbreviazioni corrispondenti esattamente alle abbreviature contenute nella Tavola sono state rese con carattere tondo, replicandone grafia, sintassi e strutturazione in seconda e terza colonna.

- Le abbreviazioni NON corrispondenti alle abbreviature contenute nella Tavola, ma il cui scioglimento è comunque indicato da una abbreviatura contenuta nella Tavola, sono state poste tra parentesi angolari <...> (es. Bocc.1.10) replicando grafia, sintassi e strutturazione in seconda e terza colonna della abbreviatura presa a modello.

- Tra parentesi quadre [...] sono le integrazioni redazionali o del curatore, tra cui: il nome proprio dell'autore; le eventuali normalizzazioni di nomi e di luoghi (es. Boccaccio per Boccacci, Firenze per Florentia); i rimandi indicati nella Tavola ad altre abbreviazioni (es. Vedi ciò che s'è detto di sopra a Conv. Dan.).

- La formula fra parentesi tonde: "(Abbr. incompleta o ambigua)" indica, con un criterio di estrema prudenza e a vasto raggio, sia abbreviazioni ambigue o incomplete sia scioglimenti assai probabili, ma non certi. Ad esempio: abbreviazione con un numero di cifre diverso da quello presente nella Tavola (es. Cr.10.19 invece di Cr.1.1.2); abbreviazione relativa all'autore senza alcuna indicazione di opera; incertezza sull'identità dell'autore (es. Guido dalle Colonne e Guido Giudice).