Dedicatoria



ALL'ILLVSTRISSIMO
ED ECCELLENTISS. SIGNORE
IL SIGNOR
CONCINO CONCINI
DE' CONTI DELLA PENNA

MARCHESE D'ANCHRE, CONSIGLIER DI STATO,
Primo gentil'huomo della Camera del Re Cristianissimo,

GOVERNATOR DI PERONA, ROYE, E MONDIDIR,
e della Città, e Cittadella d'Amiens, e Luogotenente generale di S. M. in Piccardia.

a nobiltà, Illustriss. ed Eccelentiss. Sig. mio, pare, che, di sua natu-
ra, sempre stimoli ad ogni operazion virtuosa, ma a quelle massima-
mente, che sentono del magnanimo, sì come alla gratitudine. Cotale
effetto ha ella operato sempre, in sì fatta guisa, negli Accademici
della Crusca, che, in qualunque opportunità offertasi loro, non han-
no lasciato mai di mostrarsi amatori d'ogni virtù, e di essa gratitudine
spezialmente, in tanto che non pure in verso degli altri, ma
eziandio intra lor medesimi, si son compiaciuti d'esercitarla. Di questa parte poteva io,
per l'addietro, far di loro al par d'ogni altro, ampia fede, che, dal nascimento dell'Acca-
demia, fino a oggi, mi sono impiegato in essa nell'uficio di Segretario: ma ora, per la
dimostrazion fattami novellamente da essi, in pubblicando alla stampa il loro Voca-
bolario, di gran lunga mi se n'accresce la facultà. Sappiendo eglino adunque, che
alle fatiche duratevi da me, insieme con esso loro, come Accademico, ci s'erano aggiun-
te le proprie, e particolari del mio uficio, per un certo riconoscimento di quelle, m'han-
no fatto della dedicazion di esso Vocabolario libero dono. Stimando io per tanto, que-
sto favor sopra ogni altro, mi premeva anche sì fattamente l'esserne, e 'l dimostrarmene
grato, che mi cadde in pensiero di ritornarlo interamente, d'ond'egli usciva, dedican-
dolo all'Accademia. Accortomi poi, ch'e' potrebbe parer più tosto rifiuto, o poco ap-
prezzamento del dono, che gratitudine, in quella vece mi proposi di rivolgerlo in qual-
cuno degli Accademici, avvisandomi, che dell'affetto, ch'io dimostrassi verso alcuno
principal membro del loro nobilissimo corpo, se n'appagherebbono tutti gli altri.
E men-
tre io andava pensando, che per ciò mi bisognava elegger persona, che a tutti gli Accade-
mici fosse grata, che volentier l'accettasse, e avesse potere, e volontà di protegerlo, im-
mantinente fermai l'animo in V. E. Illustriss. avendo io, quasi alla prima occhiata, rav-
visate in lei tutte queste parti. Perchè essendo ella, non pur gentil'huomo della loro Patria,
e loro Accademico, ma di sì rare, e ottime qualità, e di tanta prontezza di volontà verso
l'Accademia, poteva io assicurarmi, che di cotale elezione tutti concordevolmente re-
sterebbono appagatissimi. Appresso non mi lasciava la sua generosità cagion veruna di
dubitare, ch'ella non fosse per accettar gratamente la dedicazion di questa opera, offerta-
le con puro affetto, nata, cresciuta, e perfezionata in Firenze, parto dell'Accademia, che
ha per fine l'universal benificio, e la gloria, e l'eternità del nostro idioma.
Oltr'a ciò l'af-
fetto suo verso questa Patria, verso l'Accademia, il zelo del pubblico benificio, e 'l pregio,
che ella, come amator delle belle lettere, fa di questo nobil linguaggio. Ultimamente
della volontà del protegerla me ne rendevan certo le sopraddette ragioni. La sua presen-
te grandezza m'assicurava, che ella potrebbe farlo per tutto a sufficienza, ma principalmen-
te in cotesto nobilissimo Regno di Francia, dove il valore, e la virtù di V. E. Illustriss. (mag-
giormente illustrando la prerogativa, durata già gran tempo nella sua stirpe di produrre
huomini confidenti di Principi, e atti a servirgli in maneggi di grande affare) s'impiega in
servigio di potentissimi Re. E sì come, ell'è dalla lor prudenza ogni giorno più conosciuta,
e con più frequenza, e confidenza adoprata, così anche è guiderdonata dalla lor magnani-
mità con magnificenza più che reale, e con accrescimenti continui d'autorità, e di ri-
putazione illustrata. Persuaso io adunque da così gagliarde ragioni, ho voluto tirare a fi-
ne questo mio lodevol proponimento, sperando certo, che, e dalla parte degli Accademi-
ci, e dalla sua, n'abbia a sortire, in tutto, e per tutto, quel fine, che da me si desidera, e che da
gli altri si può pretendere.
Di ciò prego io V. E. Illustriss. con tutto '1 cuore, mosso più da
desiderio ardentissimo, ch'io ne tengo, che da bisogno, ch'io ne conosca, e, faccendole re-
verenza, le prego da Dio suprema felicità. Di Venezia di 2. di Gennaio. 1612.

Di V. E. Illustriss.
Devotiss. Servidore.

Bastiano de' Rossi cognominato l'Inferigno Segretario;
e Accademico della Crusca.